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Mostra di manifesti pacifisti dal 3 al 13 marzo 2026                                    Sala E. Possati, 1° piano, Complesso del Baraccano, Via S. Stefano 119  Bologna

 

La mostra, curata dal Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale, è composta da una sessantina di manifesti stampati negli ultimi sessant’anni, di proprietà del Comune di Casalecchio di Reno e conservati presso la Casa per la Pace “La Filanda”.

L’obiettivo è di far conoscere o riportare alla memoria eventi, iniziative, figure chiave che nel corso del tempo hanno contrassegnato la storia delle donne e dei loro movimenti per difendere o conquistare diritti umani uguali per tutti e per migliorare le condizioni di lavoro e di vita delle comunità di appartenenza.

La mostra è suddivisa in cinque sezioni, ognuna delle quali tratta uno specifico argomento: diritti, lotte, premi Nobel, convegni, istituzioni.

Attraverso i manifesti si vuole stimolare nei visitatori, soprattutto giovani:

* la curiosità ad approfondire quanto è stato fatto nel corso degli anni per opporsi alla guerra, alla violenza, alle ingiustizie, promuovendo una cultura altra;

* l’interesse ad avvicinarsi al pacifismo e alla nonviolenza;

* la percezione di non sentirsi soli, scoprendo di condividere con una ampia comunità visioni e valori ispirati alla pace, alla giustizia, al rispetto dei viventi e dell'ambiente;

* la voglia di cercare realtà istituzionali e sociali, attive nel territorio, con le quali poter prendere contatti e avviare collaborazioni.

L’inaugurazione sarà martedì 3 marzo alle 17.00, con il saluto della presidente del Quartiere S. Stefano “Rosa Maria Amorevole” e la presenza dell’assessorato Educazione e Istruzione del Comune di Bologna.

La mostra vivrà un suo momento particolare il giorno 8 marzo alle 15.00 con l’evento Omaggio alle donne. Parole e musica” con interventi di donne rappresentanti di associazioni femminili e pacifiste e un accompagnamento musicale.


Per informazioni e visite guidate su prenotazione, contattare: fiorellamanzini@libero.it


Scarica il volantino con il programma

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"I manifesti raccontano"

 

Tempi bui quelli che stiamo attraversando: spese militari senza freni (dopo che nel 2024 erano arrivate nel mondo a oltre 2.700 miliardi di dollari con un incremento di quasi il 10 % rispetto all’anno precedente), affermazione del primato della forza su quello del diritto, attacco e depotenziamento del ruolo degli organismi internazionali e multilaterali, diffusione dell’idea secondo cui i conflitti si possono affrontare e “risolvere” solo con le guerre, aumento del rischio di conflitti devastanti fino a una possibile terza guerra mondiale. Uno scenario e delle prospettive che non per nulla sono colte in tutta la loro gravità dalle forze democratiche e dal movimento pacifista e nonviolento, che per questo da tempo denunciano e si mobilitano indicando alternative di visione e di lavoro per “un altro mondo possibile”.

Eppure già nei primi anni ‘90, dopo la caduta del muro di Berlino e la conseguente “rivoluzione” degli scenari internazionali, si stava affermando – anche in Italia – l’idea che non aveva più senso parlare di una “difesa” intesa come modo di assicurare l’inviolabilità delle frontiere, ma occorreva far proprio un concetto diverso: difendere i nostri interessi nazionali ovunque fossero minacciati (vi dice qualcosa rispetto a ciò che sta succedendo oggi?). Si affacciava dunque l’ipotesi di un nuovo modello della difesa, da perseguire con una strategia di una maggiore presenza negli scenari internazionali e di un maggiore investimento in uomini e mezzi militari.

Ecco perché una serie di componenti della società civile organizzata e del movimento pacifista bolognese, giustamente preoccupate dalla nuova prospettiva (di spese e di rischi) che si stava configurando, si erano date l’appuntamento politico indicato nel manifesto. Un manifesto, creato dal prof. Bruno Stefani dell’Associazione per la Pace, che fra il serio ed il faceto gioca sul possibile nome del bambino, ma nel contempo segnala il pericolo che le nostre menti, fin da piccoli, siano colonizzate dall’idea che occorre prepararsi alla guerra (come era costume nel ventennio fascista che, allo scopo, aveva creato l'organizzazione dei “bambini-balilla”).


Articolo per Casalecchio Notizie, bimestrale, Febbraio 2026 | A cura del CDMPI – Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale

 

Si inaugura la nostra Galleria video per offrire una visione di selezioni di manifesti e immagini, tratti dall'ampia raccolta, rendendo così disponibili in formato video contenuti che possono essere anche usati per attività scolastiche e, in generale, di divulgazione.

Vai alla pagina: Galleria video

Espressione di una nuova coscienza di pace che sta crescendo

La marcia a cui si fa riferimento nel manifesto non è la recente marcia Perugia-Assisi della Pace e della Fraternità del 12 ottobre, marcia quanto mai riuscita per partecipazione (si parla di 200.000 persone) ed espressione di una nuova coscienza di pace che sta crescendo, ma una marcia del 1962 promossa a Firenze per pubblicizzare e dare rilievo all’VIII Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti per la pace e l’amicizia che si sarebbe tenuto a Helsinki alla fine di luglio.

Quelli dei Festival Mondiali della Gioventù e degli Studenti sono stati eventi internazionali che a partire dal 1947 hanno mobilitato i giovani di “sinistra”, su iniziativa della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (riconosciuta dall’ONU) e dall’Unione Internazionale degli Studenti, per diffondere i valori della solidarietà, dell’amicizia, dello scambio culturale fra le giovani e i giovani delle più diverse ideologie e religioni del mondo.

Non è un caso che l’iniziativa proposta con il manifesto dalla Gioventù Italiana per la Pace e il Disarmo si svolgesse a Firenze: siamo negli anni in cui è sindaco Giorgio la Pira - rappresentante di spicco del cristianesimo sociale e fra i più attivi legislatori all’Assemblea Costituente per la Democrazia Cristiana - che nel suo operato ha promosso il dialogo politico e la pace fra i popoli.

La marcia trae probabilmente spunto da quella lanciata l’anno prima da Aldo Capitini e nota come la 1° Marcia della pace Perugia-Assisi.

Il manifesto, dalla grafica povera (come frequentemente in uso - per motivi di costo - per eventi pubblicizzati dalla società civile negli anni ‘60), si presenta scarno e punta esclusivamente a dare le informazioni utili per consentire la partecipazione.


A cura del Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale

Si svuotino gli arsenali di guerra, sorgenti di morte, si riempiano i granai, sorgenti di vita

In tempi come questi, segnati dalle tragedie di due guerre a noi vicine (Ucraina e Gaza) ma anche dalle mobilitazioni dal basso della società civile in forma di manifestazioni, scioperi, marce (la più recente e nota la Perugia Assisi del 12 ottobre), flotte di imbarcazioni, il manifesto ricorda che da diversi decenni il pacifismo e la nonviolenza sono attive nella denuncia e nella opposizione a tutte le guerre.

Il manifesto, stampato nel 1978 su iniziativa del Movimento Nonviolento per pubblicizzare la seconda marcia Perugia Assisi, riprende una foto della prima marcia promossa da Aldo Capitini (al centro nella foto) nel 1961, in cui parteciparono alla marcia “Per la pace e la fratellanza tra i popoli”, fra gli altri, Ernesto Rossi, Renato Guttuso, Guido Piovene e Italo Calvino. La seconda marcia “Mille idee contro la guerra” venne organizzata in occasione del decimo anniversario della morte di Capitini e raccolse la partecipazione di circa 15.000 persone.
Nel manifesto risaltano, sovrapposte alla foto, le parole pronunciate da Sandro Pertini nel suo discorso di insediamento alla Presidenza della Repubblica il 9 luglio 1978 “...si svuotino gli arsenali di guerra, sorgenti di morte, si riempiano i granai, sorgenti di vita…” . Un monito purtroppo ancor oggi inascoltato.


A cura del Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale