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La contrapposizione armata fra Est ed Ovest ritorna oggi

Nessuno conosceva Comiso: un piccolo aeroporto militare, quasi in disuso, nella punta meridionale della Sicilia. Improvvisamente divenne il centro simbolico di uno scontro aspro tra due diverse visioni del mondo: da una parte lo sviluppo della deterrenza e della contrapposizione armata fra Est ed Ovest, dall’altra la ricerca del disarmo e della soluzione nonviolenta dei conflitti.

Quando nel 1981 il governo Craxi annuncia il dispiegamento dei missili Cruise a Comiso (in risposta al dispiegamento degli SS-20 sovietici) parte la mobilitazione del vasto e variegato movimento pacifista. I vari protagonisti promuovono e praticano nel corso del tempo iniziative e forme di lotta diverse, dai cortei a Comiso e in molte città italiane alla raccolta di firme per chiedere un referendum sull’installazione dei missili, dalle azioni dirette nonviolente per il blocco dei lavori ai campi per la pace nei pressi dell’aeroporto (con uno specifico campo di donne: la Ragnatela), dalla pressione politica sui parlamentari all’acquisto di terreni per ostacolarne l’esproprio (con il progetto della Verde Vigna denominato “un metro quadro per la pace”).

Nel 1983, durante un incontro internazionale su donne e disarmo, alle azioni di blocco la polizia risponde con duri interventi che culminano in arresti e espulsioni. Arresti che proseguono per l’attivismo delle donne della Ragnatela, che il 21 aprile entrano di notte nella base.

Il manifesto denuncia come la spirale repressiva si sia fatta più pesante in concomitanza dell’arrivo dei nuovi missili e come la volontà delle donne della Ragnatela sia quella di resistere moltiplicando le iniziative sul piano politico e sociale.

L’8 dicembre 1987 Reagan e Gorbaciov sigleranno l’accordo per lo smantellamento degli euromissili.


A cura del Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale

Proposte per una politica di difesa europea comune

Quanto è attuale il tema che nel 2003 era al centro del forum “Verso i Corpi Civili di Pace”, sottotitolo: “per una politica europea non armata”?

Con quello che sta succedendo oggi c’è da dire che non si può certo imputare ai pacifisti una disattenzione e una mancanza di proposte per una politica di difesa europea comune orientata ad affrontare i conflitti con strumenti diversi dal passato.

Con questo Convegno gli organizzatori (Assopace, Beati i costruttori di Pace, Berretti Bianchi, Casa per la Pace di Milano, CSDC, Donne in nero, GAVCI, MIR, Movimento nonviolento, Operazione Colomba, Orsa Minore di Prato, Pax Christi) intendevano mettere a confronto e far dialogare le organizzazioni che si occupavano di interventi civili in zone di conflitto.

Alle spalle c’erano varie esperienze, fra cui quella dei Caschi Bianchi della Comunità Giovanni XXIII che operarono negli anni 90 nella ex Jugoslavia con l’Operazione Colomba, e in prospettiva la ripresa di un progetto sostenuto nel parlamento europeo da Alex Langer come primo passo per la creazione di un Corpo Civile di Pace europeo.

Sarà con la legge finanziaria del 2014 che partirà in Italia l’istituzione in via sperimentale del primo contingente dei Corpi Civili di Pace: giovani volontari impiegati per svolgere azioni di pace non governative nelle aree di conflitto e a rischio di conflitto e nelle aree di emergenza ambientale.

A ricordare e dimostrare l’efficacia della nonviolenza organizzata i promotori riportano, nella locandina prodotta per l’occasione, una foto del Mahatma Gandhi del 1930 durante la cosiddetta “Marcia del Sale” (300 km nello stato del Gujarat), una marcia non violenta a cui parteciparono migliaia di persone che protestavano contro l’imposizione del governo britannico di una tassa sul sale. Il movimento di disobbedienza civile che si generò portò a decine di migliaia di arresti per la violazione della tassa sul sale ma anche all’avvio di un tavolo di negoziati.


A cura del Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale

L’articolo 11 della Costituzione e il suo ripudio della guerra

Il manifesto del PCI (Partito Comunista Italiano) del 1986 ricorda il quarantennio della nascita della Repubblica richiamando l’articolo 11 della Costituzione e il suo ripudio della guerra.

Non è casuale questo riferimento perché gli anni ‘80 sono attraversati da forti tensioni internazionali e dal progressivo aumento delle spese militari. La contrapposizione fra USA e URSS porta sul piano operativo a produrre nuove testate nucleari e nuovi vettori: l’Europa viene direttamente investita e coinvolta nella realizzazione di infrastrutture idonee ad accogliere missili Cruise e Pershing, a fronte della installazione da parte dell’URSS di missili SS20.

In Italia l’aeroporto civile di Comiso diventa la base militare NATO idonea ad ospitare oltre 100 missili da crociera (a partire dal 1983). A questa decisione si oppone il movimento pacifista con numerose iniziative locali, anche di boicottaggio e sabotaggio, e con grandi manifestazioni in tutto il paese. Solo nel 1987, grazie allo storico accordo fra Reagan e Gorbaciov sarà deciso lo smantellamento degli “euromissili” e la riduzione del numero delle testate nucleari.

Ecco allora, in quel clima, l’intento del PCI (così almeno si presume) di lanciare un messaggio forte di ricerca della distensione e l’invito a riflettere che “la migliore difesa è la pace”. La colomba con il ramoscello d’ulivo ne è la plastica rappresentazione.

L’articolo 11 della Costituzione, riportato nel manifesto in modo parziale, trova qui di seguito la versione integrale “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”


A cura del Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale

E’ un affare di morte... per gli interessi di pochi

L’immagine è estremamente efficace: una parola di tre lettere WAR (guerra) scritta a caratteri cubitali, sulla quale giace, ucciso, un militare con il suo fucile. Entrambi sono colorati con lo stesso colore grigio che risalta su un fondo rosso, il colore del sangue.
Il significato del manifesto è reso esplicito dalla presenza di tre frasi che racchiudono l’immagine e che invitano a riflettere: le guerre sono spesso provocate da fortissimi interessi economici (produzione e commercio di armi, accaparramento di materie prime e prodotti preziosi, controllo di rotte commerciali strategiche etc.) che attraverso il sacrificio di moltitudini di soldati danno potere e ricchezza a un ristretto numero di persone.
In realtà in guerra non muoiono solo soldati, anzi dal secondo conflitto mondiale in poi sono aumentate sempre più le vittime civili, al punto da diventare prevalenti rispetto alle vittime militari.
Lo vediamo ai giorni nostri con quello che sta succedendo in Ucraina e a Gaza, dove i civili diventano deliberatamente bersagli.
Il manifesto, firmato dall’associazione “Mani Tese”, non è datato ma si può far risalire agli anni ottanta.

A cura del Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale

È anche un mercante di cannoni! Ancora e sempre 

Il manifesto attira l’attenzione con le prime parole del titolo, scritte in maiuscolo (LA FRANCE), e con il disegno che lo sottende: una figura umana con un fucile mitragliatore a tracolla che con una mano regge un sacco stracolmo di proiettili e, con l’altra, stringe una bomba a mano nell’atto di scagliarla. Sulla testa indossa il tipico copricapo frigio della Rivoluzione francese. Sul fondo scuro spicca la sagoma bianca, spettrale, di un fungo atomico. Nel mezzo emergono, perfettamente allineate, le molte croci di un cimitero militare.

Occorre notare che la figura umana non indossa una uniforme, ma una specie di tunica che lascia scoperte le braccia e i piedi nudi. Questa figura ricorda più un popolano francese di fine Settecento che un uomo d’oggi. Quasi a rimarcare il fatto che il rivoluzionario di allora, i cui valori vennero sintetizzati nelle tre parole “liberté”, “égalité”, “fraternité”, si è trasformato in un losco figuro che spande ovunque armi e semina morte. La denuncia nel 1981 contro lo stato militarista francese non poteva essere più esplicita (ricordiamo che la Francia è una potenza nucleare).

Le altre scritte del manifesto rendono più chiaro il significato del disegno: “No al commercio, alla vendita e alla costruzione di armi”, “La Francia non è solo champagne e profumi… è anche un mercante di cannoni! Ancora e sempre”. Da notare che la congiunzione “anche” è barrata da una grande X, come a dire che questa parola è del tutto superflua in quanto è proprio il commercio delle armi che caratterizza e qualifica la Francia, molto più del vino e dei profumi.


A cura del Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale