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"I manifesti raccontano"

 

Il manifesto giapponese vuole essere una metafora di quanto la loro Costituzione, approvata nel 1946, prevede all’articolo 9: “Aspirando sinceramente ad una pace internazionale fondata sulla giustizia e sull’ordine, il popolo giapponese rinunzia per sempre alla guerra, quale diritto sovrano della Nazione, ed alla minaccia o all’uso della forza quale mezzo per risolvere le controversie internazionali.” L’immagine raffigura un albero circondato da varie forme di vita, animali, vegetali e umane, coinvolte in un movimento che si immagina progressivamente in grado di generare una foresta.

L’albero nella religione taoista, rappresenta un collegamento tra divino e umano, tra cielo e terra, elemento di unione tra i viventi, ma anche elemento di diffusione e protezione della vita.

Così è, e deve essere, una Costituzione: un insieme di principi fondanti l’esistenza di una comunità, principi che una volta affermati sulla carta devono essere perseguiti e tradotti materialmente nelle scelte politiche e di governo di un Paese. La costituzione giapponese, fortemente caratterizzata in senso pacifista, si spinge oltre a quanto prevede la stessa costituzione italiana (che “ripudia la guerra”) in quanto contempla “per sempre” l’abolizione delle forze armate.

Purtroppo, nel corso degli anni e sulla base di interpretazioni arbitrarie e tendenziose, l’articolo 9 è stato disatteso (come è successo per l’articolo 11 italiano) portando il Giappone ad una parziale ricostituzione delle Forze Armate. Ora l’attuale leadership, nel clima di progressiva militarizzazione della società, punta addirittura a riformare la Costituzione modificando la clausola pacifista. Ciò sta generando preoccupazione e scalpore nel paese dove le manifestazioni contro la guerra e contro la torsione autoritaria si stanno moltiplicando con movimenti spontanei dal basso in difesa della Costituzione e della democrazia.


Articolo per Casalecchio Notizie, bimestrale, Giugno 2026 | A cura del CDMPI – Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale

"I manifesti raccontano"

 

Il manifesto qui presentato è un manifesto del 2004 prodotto “in economia”, come soleva fare il Centro Studi Donati, l’associazione fondata da Don Tullio Contiero allo scopo di concorrere alla formazione degli studenti universitari sui temi della giustizia e della pace.

E’ dedicato ad un evento promosso dallo stesso Centro ed incentrato sulla figura e sull’attività di Shirin Ebadi, avvocata iraniana premiata col Nobel per la pace nel 2003.

Il manifesto racchiude nel sottotitolo il tema dell’incontro “La vita e la lotta per i diritti umani e la democrazia”. Shirin Ebadi infatti, oltre ad essere stata la prima donna magistrato in Iran, è stata la prima donna iraniana e musulmana ad aver vinto il Nobel per la pace “per i suoi sforzi pionieristici per la democrazia e i diritti umani, in particolare i diritti delle donne, dei bambini e dei rifugiati”.

A seguito della sua attività, dopo la rivoluzione islamica del 1979, fu costretta ad abbandonare la magistratura e tuttavia continuò a svolgere attività legale a favore delle donne e degli oppositori al regime. Fu una figura scomoda e per questo costretta di fatto ad una sorta di esilio autoimposto.

Vive a Londra e fa sentire la sua voce nell’invocare la caduta del regime islamico e l’instaurazione di una democrazia.

Senz’altro si può dire che oggi, con la guerra in corso in Iran, questo manifesto va oltre il valore simbolico della memoria, precipitando nella realtà della storia.


Articolo per Casalecchio Notizie, bimestrale, Aprile 2026 | A cura del CDMPI – Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale