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Lascia che gli alberi crescano per costruire la foresta

"I manifesti raccontano"

 

Il manifesto giapponese vuole essere una metafora di quanto la loro Costituzione, approvata nel 1946, prevede all’articolo 9: “Aspirando sinceramente ad una pace internazionale fondata sulla giustizia e sull’ordine, il popolo giapponese rinunzia per sempre alla guerra, quale diritto sovrano della Nazione, ed alla minaccia o all’uso della forza quale mezzo per risolvere le controversie internazionali.” L’immagine raffigura un albero circondato da varie forme di vita, animali, vegetali e umane, coinvolte in un movimento che si immagina progressivamente in grado di generare una foresta.

L’albero nella religione taoista, rappresenta un collegamento tra divino e umano, tra cielo e terra, elemento di unione tra i viventi, ma anche elemento di diffusione e protezione della vita.

Così è, e deve essere, una Costituzione: un insieme di principi fondanti l’esistenza di una comunità, principi che una volta affermati sulla carta devono essere perseguiti e tradotti materialmente nelle scelte politiche e di governo di un Paese. La costituzione giapponese, fortemente caratterizzata in senso pacifista, si spinge oltre a quanto prevede la stessa costituzione italiana (che “ripudia la guerra”) in quanto contempla “per sempre” l’abolizione delle forze armate.

Purtroppo, nel corso degli anni e sulla base di interpretazioni arbitrarie e tendenziose, l’articolo 9 è stato disatteso (come è successo per l’articolo 11 italiano) portando il Giappone ad una parziale ricostituzione delle Forze Armate. Ora l’attuale leadership, nel clima di progressiva militarizzazione della società, punta addirittura a riformare la Costituzione modificando la clausola pacifista. Ciò sta generando preoccupazione e scalpore nel paese dove le manifestazioni contro la guerra e contro la torsione autoritaria si stanno moltiplicando con movimenti spontanei dal basso in difesa della Costituzione e della democrazia.


Articolo per Casalecchio Notizie, bimestrale, Giugno 2026 | A cura del CDMPI – Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale