Foto di Bruno Stefani

Abbiamo il piacere di informarvi che presso la Casa per la Pace “La Filanda” (Via Canonici Renani 8 – Casalecchio di Reno) sarà esposta una interessante raccolta di foto scattate da Bruno Stefani, storico militante pacifista, sulle manifestazioni e iniziative pacifiste svoltesi a Comiso nei primi anni ‘80 per impedire l’installazione di missili a testata nucleare da puntare contro l’URSS.

Foto di Bruno Stefani

La mostra sarà inaugurata venerdì 3 maggio alle 18.30 e sarà visitabile fino al 18 maggio dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 18, oltre che il martedì e il sabato dalle 10 alle 12.

Con la mostra si vuole, da una parte, ricordare un periodo di grandi mobilitazioni in tutta Europa contro i rischi di guerra atomica derivanti dalla crescente contrapposizione fra USA e URSS, dall’altra segnalare come quei rischi permangano e oggi siano ancora più alti vista la possibilità che i governi degli Stati Uniti e della Russia non rinnovino il Trattato sui missili nucleari a medio raggio.

Con l’intento di informare sopratutto le giovani generazioni sul passato, e far riflettere sul presente, vi invitiamo a visitare la mostra (v. sotto testo di presentazione).

Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale - CDMPI      Percorsi di Pace

Recapiti per info e contatti 

Bruno Stefani 051-758640 / 3498421335

Vittorio Pallotti 051-584513 / vittoriopallotti@libero.it

TESTO DI PRESENTAZIONE

“A VOLTE RITORNANO...GLI EUROMISSILI”
Mostra di foto sulle lotte nonviolente a Comiso (1981 – 1984)

E' noto che nei primi anni ‘80 del XX secolo, anche in Italia, come in tutti i paesi europei della NATO (North Atlantic Treaty Organization), si sviluppò un vasto movimento pacifista.
Ne furono protagonisti sopratutto i giovani ma la partecipazione divenne subito intergenerazionale coinvolgendo i movimenti dei lavoratori, gli intellettuali, gli artisti, i movimenti nonviolenti di ispirazione laica e religiosa, gli apparati dirigenti dei partiti comunisti storici e la nuova sinistra politica nata dai movimenti studenteschi e operai del ‘68 e ‘69.
I popoli dei paesi europei, sopratutto quelli dei paesi aderenti alla NATO, si opposero massicciamente alla nuova ed improvvisa escalation di riarmo scatenata dalle superpotenze USA e URSS.
Essi rifiutarono l’avventura di un rilancio della competizione per l’egemonia mondiale, ulteriormente basata sulla corsa al possesso di armi atomiche capaci di sferrare un primo colpo decisivo per la totale distruzione del “nemico”.
I luoghi designati per la creazione di basi di installazione e lancio dei nuovi missili a testata nucleare divennero quindi, prima ancora dell’inizio dei lavori, meta di manifestazioni e presidi delle avanguardie più attive di un vasto movimento di opposizione alla dissennata escalation riarmista.
Il 19 agosto 1981 il governo Spadolini, in accordo con il comando NATO, designò come sede italiana dei missili di teatro di nuova generazione “Cruise”, un vecchio aeroporto in disuso, il “Magliocco”, ubicato nelle vicinanze di una cittadina siciliana di nome COMISO.
Fu così che, a partire dal 1981, Comiso divenne meta e luogo di numerosissime iniziative di opposizione popolare alla creazione di una base missilistica considerata come pericolosissima minaccia per la pace mondiale e per l’intera umanità!
Fu ancora così che nacque in tutta Italia un nuovo movimento pacifista, erede certamente di esperienze precedenti, ma in aperta e dichiarata condanna della aberrante competizione riarmista di entrambe le superpotenze USA e URSS. Pertanto in opposizione da sinistra ad un governo incapace di qualsivoglia forma di autonomia e disallineamento  da entrambe le superpotenze.
Dal 1981 al 1984, Comiso divenne allora terra di permanente conflittualità NONVIOLENTA e COLLETTIVA per coloro che si opponevano al predominio storico di una idea di pace basata sull’equilibrio del terrore e sulla passiva, e non discutibile, condivisione della nozione di NEMICO.
Nei campeggi pacifisti ripetutamente organizzati nella campagna comisana su terreni acquistati dal movimento con collette nazionali, vennero organizzate numerose “AZIONI DIRETTE”, DICHIARATAMENTE E RIGOROSAMENTE NONVIOLENTE, per contrastare i lavori di allestimento della nuova base.
Non fu la prima esperienza di segno nonviolento in Sicilia. Danilo Dolci aveva già praticato negli anni sessanta varie modalità di lotta collettiva e nonviolenta. Questa volta però si trattò di una lotta ben più ingente dovendosi contrastare l’avventurismo riarmista dei due blocchi politico-militari che dominavano il pianeta uniformati dal principio machiavellico che “il fine giustifica i mezzi”.
Li si contrastò praticando la “nonviolenza” di Tolstoi e Gandhi, opponendo alla costruzione di una base di morte la coerenza tra fini di pace e mezzi nonviolenti e rivolgendo, ad entrambe le superpotenze, la medesima  critica etico-politica. Ad entrambe SI’; perché avendo l’Unione Sovietica generato la stessa mostruosità bellica propria del sistema capitalistico, aveva compromesso la credibilità pacifista del sistema socialista realizzato (ammesso e non concesso che nel 1982 lo si potesse ancora considerare tale ! )
Quel movimento e quelle istanze furono i semi da cui germogliarono successivamente nuovi movimenti fondati sulla nonviolenza.
Oggi molti individui e molte realtà collettive dimostrano, nel loro dire ed operare, di avere raggiunto una consapevolezza nonviolenta, ad un livello tuttavia non ancora sufficiente del contributo, decisivo sul piano politico e culturale, che il pensiero nonviolento può e deve dare.
Ciò che si può dire comunque è che la nonviolenza ha aperto la strada ad una nuova epoca e l’umanità, se vorrà, potrà salvare se stessa dai rischi di sopravvivenza cui è esposta rendendo progressivamente nonviolenta l’economia e con essa i rapporti  tra stati, popoli, etnie; tra umanità e ambiente naturale, tra potere e diritti civili, tra imprese e lavoratori.

Foto Jeff Hoffmann
Si è tenuto 7 aprile il convegno internazionale in occasione dei 70 anni della Nato,  promosso dal Comitato No Guerra No Nato e da Global Research, centro di ricerca diretto da Michel Chossudovsky, ha riunito al cinema-teatro Odeon di Firenze circa 600 partecipanti, tra cui Vittorio Pallotti per il CDMPI. Le conclusioni sono esposte nella «Dichiarazione di Firenze», riportata qui di seguito.
A questo link si possono vedere i due filmati proiettati in sala come impostazione dei lavori metà al mattino e metà al pomeriggio.

 

DICHIARAZIONE DI FIRENZE
PER UN FRONTE INTERNAZIONALE NATO EXIT

«Il rischio di una grande guerra che, con l’uso delle armi nucleari potrebbe segnare la fine dell’Umanità, è reale e sta aumentando, anche se non è percepito dall’opinione pubblica tenuta all’oscuro dell’incombente pericolo.

È di vitale importanza il massimo impegno per uscire dal sistema di guerra. Ciò pone la questione dell’appartenenza dell’Italia e di altri paesi europei alla Nato.

La Nato non è una alleanza. È una organizzazione sotto comando del Pentagono, il cui scopo è il controllo militare dell’Europa Occidentale e Orientale.

Le basi Usa nei paesi membri della Nato servono a occupare tali paesi, mantenendovi una presenza militare permanente che permette a Washington di influenzare e controllare la loro politica e impedire reali scelte democratiche.

La Nato è una macchina da guerra che opera per gli interessi degli Stati uniti, con la complicità dei maggiori gruppi europei di potere, macchiandosi di crimini contro l’umanità.

La guerra di aggressione condotta dalla Nato nel 1999 contro la Jugoslavia ha aperto la via alla globalizzazione degli interventi militari, con le guerre contro l’Afghanistan, la Libia, la Siria e altri paesi, in completa violazione del diritto internazionale. 

Tali guerre vengono finanziate dai paesi membri, i cui bilanci militari sono in continua crescita a scapito delle spese sociali, per sostenere colossali programmi militari come quello nucleare statunitense da 1.200 miliardi di dollari.

Gli Usa, violando il Trattato di non-proliferazione, schierano armi nucleari in 5 Stati non-nucleari della Nato, con la falsa motivazione della «minaccia russa». Mettono in tal modo in gioco la sicurezza dell’Europa.

Per uscire dal sistema di guerra che ci danneggia sempre più e ci espone al pericolo imminente di una grande guerra, si deve uscire dalla Nato, affermando il diritto di essere Stati sovrani e neutrali.

È possibile in tal modo contribuire allo smantellamento della Nato e di ogni altra alleanza militare, alla riconfigurazione degli assetti dell’intera regione europea, alla formazione di un mondo multipolare in cui si realizzino le aspirazioni dei popoli alla libertà e alla giustizia sociale.

Proponiamo la creazione di un fronte internazionale NATO EXIT in tutti i paesi europei della Nato, costruendo una rete organizzativa a livello di base capace di sostenere la durissima lotta per conseguire tale obiettivo vitale per il nostro futuro». 

 

Il pomeriggio del 6 aprile, vigilia del Convegno Internazionale "No guerra-No NATO" a Firenze, presso l'abitazione di Alessandra L'Abate, figlia di Alberto, si è tenuto un incontro di alcuni membri (tra cui Vittorio Pallotti - CDMPI ) del direttivo dell'Associazione IPRI-CCP (Istituto italiano di ricerca per la pace - Corpi Civili di Pace).

Nel corso della riunione si sono affrontati problemi relativi alla vita dell'associazione e la partecipazione ai preparativi per l'accoglienza della seconda Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza che partirà da Madrid il 2 ottobre 2019 e, dopo avere toccato vari paesi dei continenti americano, euro-asiatico e africano, tornerà a Madrid a fine febbraio. Si prevede che la III Marcia mondiale e le successive si svolgeranno con cadenza quinquennale.

Una raccolta di articoli, scritti da Fiorella Manzini e Vittorio Pallotti, pubblicati  dall'Aprile 2017 a Dicembre 2018 su "Casalecchio News" del Comune di Casalecchio di Reno e "Che succede" di Percorsi di Pace, ora disponibile in ebook, in formato PDF, su piattaforma Adobe, dove si può visualizzarlo online, oppure scaricarlo per la stampa.

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I manifesti sono stati tratti dalla raccolta della Casa della Pace, gestita dal CDMPI. La scelta del manifesto è avvenuta con lo scopo d'illustrare aspetti della storia del pacifismo italiano e mondiale (storia spesso sconosciuta o poco e male conosciuta) e di attualizzare temi e problemi dell’oggi o di un passato più o meno recente.

 

Si è svolta a Bologna il 9 e 10 marzo la quinta assemblea della Rete nazionale della pace, aperta a movimenti, associazioni, sindacati, circoli, comitati locali, altre Reti, allo scopo di aprire un confronto e discussione a partire da tre quesiti:

  • cosa significa oggi mantenere la pace in una visione universalistica;
  • come favorire e sostenere le iniziative dal basso, dai territori e dalle città, cooperando per obiettivi comuni;
  • come unire le piattaforme a livello nazionale per contrastare la barbarie e l’indifferenza che ci circondano.

I lavori, dopo il saluto di Simonetta Saliera (Presidente dell’Assemblea Legislativa dell’Emilia Romagna), si sono sviluppati affrontando nell’ordine i vari temi in agenda.

Si è iniziato con il considerare quali sono i punti di forza e gli ostacoli da rimuovere per sostenere la pace. Ha aperto gli interventi padre Zanotelli che si è detto sfiduciato per la situazione del movimento della pace italiano, invitandolo a mobilitarsi per la giustizia ed a reagire unito di fronte alle posizioni assunte dalla “tribù bianca” di difesa dei propri privilegi con l’adozione di misure di sicurezza e di riarmo.

Maderloni (ANPI) ha ribadito come la pace non sia tale se non è ricerca di più giustizia, più diritti, più democrazia e nel contempo contrasto al sentimento di paura che si è impadronito di molti.

Scognamiglio (Movimento Focolari Italiani) ha segnalato come occorra sviluppare di più l’informazione, soprattutto nei confronti dei giovani, dato che all’interno dello stesso movimento cattolico c’è ancora molta disinformazione e disillusione.

Ceronetti (Movimento Europeo) ha sottolineato l’impegno che l’Unione Europea deve porre per la risoluzione pacifica dei conflitti, anche attraverso i Corpi di pace europei, superando gradualmente eventuali forme di difesa armata comune.

Pugliese (Movimento Nonviolento) ha osservato come dopo le elezioni del marzo 2018 il quadro sia peggiorato e la logica del nemico, la sua demonizzazione, hanno preso il sopravvento raccogliendo il consenso popolare. Di fronte all’estendersi della violenza diretta, culturale e strutturale, il movimento per la pace deve riprendere un lavoro di lunga durata e rilanciare l’educazione e formazione, l’obiezione di coscienza, le campagne di disobbedienza civile e per la difesa civile non armata e nonviolenta.

Camusso (CGIL) ha sottolineato, fra l’altro, come occorra ragionare sull’avvio di politiche di riconversione delle fabbriche d’armi, superando le resistenze presenti nel mondo sindacale e anche in casa CGIL.

Si è quindi passati al secondo blocco di argomenti, incentrato sulla presentazione di esperienze e realtà locali.

Attraverso le testimonianze dei rappresentanti di alcuni enti e associazioni (Consulta Nazionale degli Enti in Servizio Civile, Bologna Accoglie, Movimento di cooperazione educativa “Salta Muri”, Comitato RWM Domusnovas, Coordinamento modenese della pace, Gruppo “Salviamoli, Salviamoci!”, Tavolo Interventi Civili di Pace, …) si è avuto uno spaccato di un’Italia diversa, che opera per l’integrazione, per il rispetto delle diversità, per i diritti umani, per lo sviluppo sostenibile, per il disarmo e il ripudio della guerra.

Ha portato il suo saluto anche l’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi.

Nella terza sessione dei lavori la comunicazione e discussione si è focalizzata sulla presentazione e proposta di campagne e iniziative di mobilitazione nazionale, allo scopo di trovare possibilità di convergenza e valorizzazione.

Caveggion ha presentato le linee della nuova Marcia mondiale della pace (partenza ottobre 2019, arrivo marzo 2020), a dieci anni di distanza dalla precedente ed ha invitato a partecipare alla sua progettazione in Italia e realizzazione, costruendo nei territori e in ogni regione occasioni di informazione e mobilitazione, a partire dalle scuole.

Pallucchi (Legambiente) ha portato l’attenzione sulla questione climatica, ribadendo come la giustizia ambientale e la giustizia sociale si intrecciano. Il movimento per la pace deve quindi fare alleanze con i movimenti sociali emergenti, assumendo anche l’ambientalismo come occasione per avviare cantieri di lavoro comune.

Valpiana (Movimento Nonviolento) ha osservato che mentre sono vive le realtà locali c’è una debolezza di regia della Rete e una difficoltà di interconnessione e indirizzo delle iniziative. A ciò si aggiunge una difficoltà di comunicazione sia interna che esterna. Occorre rilanciare il movimento con cinque Campagne: Yemen, banche armate, F35, difesa civile non armata nonviolenta, Italia Ripensaci. Nel contempo il movimento deve reagire con una offensiva di carattere politico culturale sul tema della legittima difesa armata. Deve inoltre continuare l’impegno per la formazione alla nonviolenza dei giovani in servizio civile.

Sono seguiti altri interventi fra cui quello di padre Zanotelli che ha proposto alla Rete di dotarsi di strumenti idonei per l’organizzazione e la comunicazione ( segreteria, blog etc.), di impegnarsi a preparare con la Tavola della Pace la nuova Marcia Perugia Assisi, di fare una nuova Arena di pace a Verona e di rilanciare la Campagna “Banche armate”.

Al termine degli interventi Sergio Bassoli, del Coordinamento della Rete, ha indicato alcune proposte generali d’azione così riassumibili:

  • costruire, da parte della Rete nazionale della pace e della Rete disarmo, un coordinamento unitario e una piattaforma unitaria fondata su articolazioni territoriali;
  • realizzare una piattaforma basata su temi interconnessi e obiettivi concreti;
  • mantenere l’autonomia territoriale nel fissare gli appuntamenti, ricercando nel contempo gli obiettivi convergenti su scala nazionale e internazionale;- dare avvio ad un sistema di comunicazione comune fra centro e periferia, dotato di risorse adeguate e con il supporto di specialisti.

Il 17 gennaio 2019 si è svolta l'assemblea dei soci del CDMPI.

Il Presidente onorario Vittorio Pallotti apre la riunione e legge la relazione sulle attività del 2018 (v. allegato). Lo stesso Presidente onorario sottolinea l’importanza della maggiore visibilità acquisita dal CDMPI nel corso dell’anno, in particolare continuando la pubblicazione nel mensile “Casalecchio News” della riproduzione di un manifesto dalla nostra raccolta corredata del commento dello stesso.

L’attività nel 2019 si svilupperà in continuità con le tradizionali linee di lavoro e di sviluppare la richiesta di contributi tramite il 5 per mille attraverso azioni promozionali.

Ricorrendo il trentennale della caduta del muro di Berlino, e essendo di drammatica attualità il tema dei “muri”, si concorda, su proposta della Presidente, di preparare una esposizione di manifesti.

L’assemblea riconferma all’unanimità Fiorella Manzini quale Presidente e quale tesoriere Renzo Craighero.

Leggi cdmpi-attività-2018

Il CDMPI alla Marcia della Pace di Bologna il 1 Gennaio

Anche quest'anno una rappresentanza del CDMPI partecipa alla quarta Marcia della Pace e dell'Accoglienza, un'iniziativa nata nel 2015 dalla Comunità Papa Giovanni XXIII , e promossa dal 2016 dal Portico della Pace a cui aderiscono molte associazioni religiose e laiche.

Il primo Gennaio è la Giornata della Pace, indetta da Papa Paolo VI, che è diventata una ricorrenza tradizionale.

Locandina

Il CDMPI ha partecipato in qualità di partner, al progetto e alla realizzazione, con una selezione di manifesti, della mostra “100 anni di pace: la costruzione della pace dal 900 ad oggi” organizzata dal Centro Sereno Regis di Torino e inaugurata nel Novembre 2018, con la presenza di  una rappresentanza del CDMPI.

La mostra è organizzata in tre sezioni:                                  Prima sezione - No alla guerra: superare l’idea di nemico.
Seconda sezione - “Satyagraha”: la forza della nonviolenza per costruire giustizia.                                              Terza sezione - Gaia, la nostra casa comune: fare la pace con la Natura.

Ingresso alla mostra
Allestimento mostra
Rappresentanza CDMPI

Roma, 14 marzo 2018

Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, on.le Angelino Alfano

e p.c. Segretaria generale, amb. Elisabetta Belloni Capo di Gabinetto, min. plen. Gian Lorenzo Cornado Vice Segretario generale, min. plen. Michele Baiano Vice Capo di Gabinetto, cons. amb. Lorenzo Fanara Capo Segreteria, dott. Andrea Caputo Consigliera per la comunicazione, dott.ssa Danila Subranni Segretario particolare, dott. Roberto Rametta Capo Ufficio rapporti con il Parlamento, cons. amb. Alessandro Prunas Capo Ufficio legislativo, cons. amb. Stefano Soliman Capo Servizio per la stampa e la comunicazione istituzionale, min. plen. Marco Peronaci

Con la presente Vi sottoponiamo una nostra proposta per riportare la pace nel cantone di Afrin, attualmente sotto assedio dalle forze armate della Turchia. Auspichiamo che, con procedura di urgenza, il Consiglio di Sicurezza voti una risoluzione simile alla Risoluzione 1701 del 2006 (Operazione Leonte poi UNIFIL) che autorizzò la creazione nel Libano, sotto guida italiana, di una "forza cuscinetto" tra i contendenti israeliani, libanesi e Hezbollah. Nella situazione siriana, si tratterebbe di far rientrare le truppe turche entro i confini della Turchia; tale ritiro, verificato da una forza simile all'UNIFIL (ora "UNIFIS"), coinciderebbe con il parallelo dispiegamento di forze armate siriane a sud della frontiera; esse prenderebbero il controllo delle aree precedentemente occupate dalle forze turche. In tale contesto le unità UNIFIS servirebbero come "forze cuscinetto" tra i combattenti turchi, siriani e, ancora più a sud/sudest, curdi. Questa operazione consentirebbe alla Turchia di poter asserire di aver impedito definitivamente il passaggio di armi o milizie curde dal cantone di Afrin verso la Turchia e in senso contrario - il casus belli, perlomeno formale, dell'attuale conflitto.

Abbiamo lanciato questa proposta il 12 marzo u.s. sul nostro sito web: https://www.peacelink.it/pace/a/45169.html

Ora Vi chiediamo formalmente di assumere questa proposta, opportunamente rivista - o qualsiasi proposta analoga, cioè che abbia le stesse finalità - in tutte le sedi e in tutte le istanze dove il Governo Italiano è legittimato a esprimersi sul conflitto in corso. Riponiamo nelle vostre mani la nostra speranza di pace.

Distinti saluti. Alessandro Marescotti Patrick Boylan - PeaceLink - Telematica per la pace www.peacelink.it - Casella postale 2009, 74100 Taranto