Nel 30° anniversario dell’abbattimento di quel muro di Berlino che per molti anni ha segnato in Europa la separazione, anche fisica, tra le superpotenze USA e URSS e i rispettivi paesi satelliti, il Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale e Percorsi di Pace celebrano la ricorrenza con due mostre.

A Zola Predosa (Bologna), dal 30 ottobre al 13 novembre 2019, presso il Municipio
“A volte ritornano… gli euromissili”
Mostra fotografica su tre anni di “blocchi nonviolenti” alla base per missili nucleari di Comiso, in Sicilia.

A Casalecchio di Reno, dal 9 al 22 novembre 2019, presso la Casa per la Pace “La Filanda”
“Non muri ma ponti”
‘Inedita' di manifesti originali e d’epoca sugli opposti temi dei Muri e dei Ponti.

Le due mostre seguono, in continuità ideale, quella sull’“Immigrazione” allestita lo scorso anno presso la Casa per la Pace.

Foto di Bruno Stefani

Abbiamo il piacere di informarvi che presso la Casa per la Pace “La Filanda” (Via Canonici Renani 8 – Casalecchio di Reno) sarà esposta una interessante raccolta di foto scattate da Bruno Stefani, storico militante pacifista, sulle manifestazioni e iniziative pacifiste svoltesi a Comiso nei primi anni ‘80 per impedire l’installazione di missili a testata nucleare da puntare contro l’URSS.

Foto di Bruno Stefani

La mostra sarà inaugurata venerdì 3 maggio alle 18.30 e sarà visitabile fino al 18 maggio dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 18, oltre che il martedì e il sabato dalle 10 alle 12.

Con la mostra si vuole, da una parte, ricordare un periodo di grandi mobilitazioni in tutta Europa contro i rischi di guerra atomica derivanti dalla crescente contrapposizione fra USA e URSS, dall’altra segnalare come quei rischi permangano e oggi siano ancora più alti vista la possibilità che i governi degli Stati Uniti e della Russia non rinnovino il Trattato sui missili nucleari a medio raggio.

Con l’intento di informare sopratutto le giovani generazioni sul passato, e far riflettere sul presente, vi invitiamo a visitare la mostra (v. sotto testo di presentazione).

Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale - CDMPI      Percorsi di Pace

Recapiti per info e contatti 

Bruno Stefani 051-758640 / 3498421335

Vittorio Pallotti 051-584513 / vittoriopallotti@libero.it

TESTO DI PRESENTAZIONE

“A VOLTE RITORNANO...GLI EUROMISSILI”
Mostra di foto sulle lotte nonviolente a Comiso (1981 – 1984)

E' noto che nei primi anni ‘80 del XX secolo, anche in Italia, come in tutti i paesi europei della NATO (North Atlantic Treaty Organization), si sviluppò un vasto movimento pacifista.
Ne furono protagonisti sopratutto i giovani ma la partecipazione divenne subito intergenerazionale coinvolgendo i movimenti dei lavoratori, gli intellettuali, gli artisti, i movimenti nonviolenti di ispirazione laica e religiosa, gli apparati dirigenti dei partiti comunisti storici e la nuova sinistra politica nata dai movimenti studenteschi e operai del ‘68 e ‘69.
I popoli dei paesi europei, sopratutto quelli dei paesi aderenti alla NATO, si opposero massicciamente alla nuova ed improvvisa escalation di riarmo scatenata dalle superpotenze USA e URSS.
Essi rifiutarono l’avventura di un rilancio della competizione per l’egemonia mondiale, ulteriormente basata sulla corsa al possesso di armi atomiche capaci di sferrare un primo colpo decisivo per la totale distruzione del “nemico”.
I luoghi designati per la creazione di basi di installazione e lancio dei nuovi missili a testata nucleare divennero quindi, prima ancora dell’inizio dei lavori, meta di manifestazioni e presidi delle avanguardie più attive di un vasto movimento di opposizione alla dissennata escalation riarmista.
Il 19 agosto 1981 il governo Spadolini, in accordo con il comando NATO, designò come sede italiana dei missili di teatro di nuova generazione “Cruise”, un vecchio aeroporto in disuso, il “Magliocco”, ubicato nelle vicinanze di una cittadina siciliana di nome COMISO.
Fu così che, a partire dal 1981, Comiso divenne meta e luogo di numerosissime iniziative di opposizione popolare alla creazione di una base missilistica considerata come pericolosissima minaccia per la pace mondiale e per l’intera umanità!
Fu ancora così che nacque in tutta Italia un nuovo movimento pacifista, erede certamente di esperienze precedenti, ma in aperta e dichiarata condanna della aberrante competizione riarmista di entrambe le superpotenze USA e URSS. Pertanto in opposizione da sinistra ad un governo incapace di qualsivoglia forma di autonomia e disallineamento  da entrambe le superpotenze.
Dal 1981 al 1984, Comiso divenne allora terra di permanente conflittualità NONVIOLENTA e COLLETTIVA per coloro che si opponevano al predominio storico di una idea di pace basata sull’equilibrio del terrore e sulla passiva, e non discutibile, condivisione della nozione di NEMICO.
Nei campeggi pacifisti ripetutamente organizzati nella campagna comisana su terreni acquistati dal movimento con collette nazionali, vennero organizzate numerose “AZIONI DIRETTE”, DICHIARATAMENTE E RIGOROSAMENTE NONVIOLENTE, per contrastare i lavori di allestimento della nuova base.
Non fu la prima esperienza di segno nonviolento in Sicilia. Danilo Dolci aveva già praticato negli anni sessanta varie modalità di lotta collettiva e nonviolenta. Questa volta però si trattò di una lotta ben più ingente dovendosi contrastare l’avventurismo riarmista dei due blocchi politico-militari che dominavano il pianeta uniformati dal principio machiavellico che “il fine giustifica i mezzi”.
Li si contrastò praticando la “nonviolenza” di Tolstoi e Gandhi, opponendo alla costruzione di una base di morte la coerenza tra fini di pace e mezzi nonviolenti e rivolgendo, ad entrambe le superpotenze, la medesima  critica etico-politica. Ad entrambe SI’; perché avendo l’Unione Sovietica generato la stessa mostruosità bellica propria del sistema capitalistico, aveva compromesso la credibilità pacifista del sistema socialista realizzato (ammesso e non concesso che nel 1982 lo si potesse ancora considerare tale ! )
Quel movimento e quelle istanze furono i semi da cui germogliarono successivamente nuovi movimenti fondati sulla nonviolenza.
Oggi molti individui e molte realtà collettive dimostrano, nel loro dire ed operare, di avere raggiunto una consapevolezza nonviolenta, ad un livello tuttavia non ancora sufficiente del contributo, decisivo sul piano politico e culturale, che il pensiero nonviolento può e deve dare.
Ciò che si può dire comunque è che la nonviolenza ha aperto la strada ad una nuova epoca e l’umanità, se vorrà, potrà salvare se stessa dai rischi di sopravvivenza cui è esposta rendendo progressivamente nonviolenta l’economia e con essa i rapporti  tra stati, popoli, etnie; tra umanità e ambiente naturale, tra potere e diritti civili, tra imprese e lavoratori.